Cliente: Privato
Luogo: Monzambano (MN)
Tipologia: Architecture
Fase: Concorso di fattibilità
Team: Studio Zandonella Maiucco, arch.Davide Burro, arch.Alberto Canton, arch.Pietro Zandonella Maiucco
ORIGINE
Nelle pitture e nelle miniature medievali, il modello dell’hortus conclusus è spesso rappresentato come un giardino fiorito racchiuso da alte mura e inserito all’interno di una più ampia scenografia sacra. Per analogia, la proposta progettuale intitolata Paesaggio Velato – concepita per il Paseo del Espolón, cuore civico di Logroño – richiama l’immaginario poetico del Giardino dell’Eden: uno spazio intimo di contemplazione e raccoglimento, ma anche di memoria e rinascita. In questo contesto, l’architettura, pur nella sua dimensione temporanea, è pensata per rallentare il ritmo della città, contrapponendosi all’accelerazione costante della società contemporanea. È proprio attorno al tema del tempo che si articola l’introduzione del progetto: da un lato attraverso un rapporto diretto con gli elementi costruttivi, riducendo al minimo la fase edificatoria; dall’altro assumendo lo spazio interno come una fonte inesauribile di conoscenza, un luogo quasi magico di scoperte continue e sempre rinnovate. Uno spazio in cui costruire, o ricostruire, la serenità del quotidiano.
FINZIONE
Nel progetto proposto per Logroño, la finzione è concepita come un dispositivo intellettuale capace di interrogare la realtà, sia come forma di conoscenza del paesaggio immediatamente esterno alla città – attraverso la reinterpretazione delle sue geometrie e della sua materialità – sia come memoria di ciò che precede l’urbanizzazione, evocando Logroño nel suo “grado zero”, anteriore alla costruzione stessa della città. Ne deriva un’autentica esperienza sensoriale, nella quale il percorso dall’esterno verso l’interno del recinto, e viceversa, consente di abitare una “città naturale” innestata nella città urbanizzata. Una volta oltrepassata la soglia d’accesso, il visitatore viene immediatamente colpito dal forte contrasto con lo spazio circostante: la sequenza ritmica delle campate, il labirinto orografico e la luce che si posa sulle superfici del recinto articolano nuovi spazi di convivenza e relazione, dando forma a un nuovo cuore pulsante della vita urbana e attivando nuove modalità di fruizione dello spazio pubblico.
COSTRUZIONE
La proposta progettuale si articola attorno a una sequenza di pannelli lignei a sezione triangolare, ottenuti dai pannelli messi a disposizione dal concorso e tagliati lungo la diagonale. Questi elementi, stabilizzati mediante traversi orizzontali che ne garantiscono il corretto distanziamento e la necessaria rigidezza, definiscono un recinto configurando un muro continuo alto 2,50 metri. Questo elemento perimetrale protegge il giardino, valorizza la vegetazione arborea esistente e accoglie al suo centro l’“albero della conoscenza”, evocando l’iconografia cristiana: una superficie specchiante ne riflette la chioma, invitando il visitatore a un’esperienza immersiva e a una nuova connessione visiva. La continuità del muro è ulteriormente rafforzata dall’inserimento di un geotessile che avvolge i pannelli lignei, consentendo di percepire dall’esterno ciò che accade all’interno. Durante le ore notturne, l’integrazione di un sistema di illuminazione in ciascuna campata trasforma il recinto in una presenza luminosa, una lanterna urbana che si configura come un nuovo segno simbolico e percettivo per la città.